Fintech: lo stato dell’arte in Italia

Lo stato dell’arte del settore FINTECH in Italia che emerge dal rapporto di EY e Fintech District presentato il 17 settembre u. s. in occasione del primo Italian Insurtech Summit è certamente eterogeneo, di piccole dimensioni, con capitali ridotti, ma anche con un alto potenziale di crescita a supporto dell’economia reale.
L’innovazione in ambito finanziario sta conquistando sempre più la fiducia dei risparmiatori e dei consumatori: sebbene gli italiani vedano ancora gli operatori tradizionali come primo punto di contatto (il 55% di loro si rivolge in prima battuta alla propria banca), il tasso di adozione delle soluzioni Fintech è in forte crescita: +51% nel 2019 (stima EY FinTech adoption index).
Anche il numero delle Fintech (e delle Aziende che prendono sempre più consapevolezza di creare propri, ed interdipendenti, ecosistemi Cliente/Fornitore) è in costante crescita. Nel 2011 se ne contavano 11, per arrivare a 199 nel 2015. Nel 2020 se ne contano 345, per la maggior parte concentrate in Lombardia (169), caratterizzate da una forte presenza nel Crowdfunding (71), seguito dalle Startup che trattano e sono dedite al Data-Analytics, Machine Learning ed Intelligenza Artificiale (35), da quelle che offrono Pagamenti Smart, in Cryptovalute e CashBack (34) e servizi di Lending e Staking (30) in ambiente Defi (Finanza Decentralizzata).
Emerge e fa riflettere il valore mediano degli investimenti raccolti da ciascuna Startup che si attesta sui 700.000 euro, con il 95% che arriva ad una post-money valuation superiore a 1.000.000 di euro.
Gli investimenti sono in netto ritardo rispetto ad altri Paesi: nel 2019 l’Italia ha attirato solo il 2% del capitale totale investito in Fintech in Europa, rispetto al 50% del Regno Unito, e al 19% della Germania. Tuttavia, occorre sottolineare come di recente (vedi analisi), il gap ha iniziato a ridursi: i finanziamenti alle Startup Fintech sono cresciuti a un Cagr di oltre il 60% dal 2016 al 2019, che ha registrato il record dei 261.000.000 di euro.
Nel 2020, l’Ecosistema Fintech italiano ha mostrato importanti segnali di resilienza (non minato affatto dal lockdown), anche da un punto di vista di accesso a nuove fonti di finanziamento. Nello specifico, le principali attività di fundraising nell’arco dei primi 8 mesi di quest’anno hanno raggiunto la cifra di 90.000.000 di Euro.
Mission dei prossimi lustri sarà certamente quello di creare un ecosistema italiano più maturo lanciando specifici fondi di investimento e incentivando la collaborazione tra incumbent e startup (leggi Fondo Italiano per l’Innovazione e Industria 4.0). Questo cambio di paradigma darà impulso all’interesse degli investitori e agevolerà più operazioni di M&A. La linea tendenziale, e congiunturale, di crescita del mercato Fintech italiano è ormai tracciata, ma si ritiene che molto possa ancora essere fatto, lavorando principalmente su 3 direttrici:
1. agevolazioni fiscali dedicate a corporate venture capital per rendere l’investimento in innovazione un’opportunità,
2. una maggiore capacità dei nostri imprenditori nazionali di pensare in grande scala oltre i confini nazionali,
3. un impegno concreto e mirato su talento e formazione.
D’altro canto, l’intero sistema economico del bel Paese ha da guadagnare dallo sviluppo dell’innovazione in ambito Fintech, e della coesistenza con i tipici attori. A partire dalle piccole e medie Imprese che secondo l’analisi EY-Fintech District, rivendicano sempre più servizi efficienti e flessibili da parte delle banche, facendo leva sull’offerta delle Fintech, mentre Cybersecurity e Cyber Insurance (lato Supply Chain parimenti), diventeranno sempre più prioritarie a causa delle sfide e delle criticità legate alla trasformazione digitale. Tra gli altri trend&must la Compliance continuerà a svolgere un ruolo primario nei servizi finanziari trainando il comparto Regtech e le Wealthtech, abilitate dall’Intelligenza Artificiale (AI), rivoluzioneranno il settore del Wealth & Asset Management

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